Il Vangelo : Gesù dettò a Tommaso

Gesù insegna ai bambini

                  Il Commento di Didimo Taumà

                                      tradotto dal papiro originale di Nag Hammadi

 
    Gesù dettava, Io scrivevo. Ora, attraverso tante sbarre e tante spade, giunge a voi la Sua Voce. Sembrano parole oscure, ma colui che ne scopre il senso segreto si libera per sempre dalle morti. Come sorrideva Gesù quando gli dicevano che il Regno è su nei cieli. Rispondeva: “Allora gli uccelli chissà come sono in vantaggio su di voi.” Poi diventava serio e con voce dolcissima aggiungeva: “Il Regno è dovunque: fuori e dentro di voi, sopra e sotto. Il Regno non è altro che il Pensiero Vivente, il Padre Vivente. Se lo riconoscete, siete recipienti colmi di Vita. Ma se non lo riconoscete, siete il vuoto stesso!”  

    Quando noi lo chiamavamo: “Signore, vieni con noi a pregare e a digiunare? “Lui ci guardava con occhi pieni di ironia e ci rispondeva “Ma che male ho fatto?”   E poi aggiungeva: “Non dite sciocchezze e non perdete tempo a fare ciò che intimamente non vi sentite di fare”.
 
 Una sera al tramonto, vedemmo nel deserto, dall’alto di un colle, un leone balzare su un povero uomo e divorarlo. Gesù ci disse, meravigliandoci: “Quel leone ha fatto quello che doveva fare, mentre sarebbe orribile che l’uomo uccidesse e mangiasse il leone.” Quando gli chiedemmo il perché, Egli rispose: “E’ il leone che, nello scorrere del tempo, diventa uomo, imparando a prendere decisioni umane, mentre l’uomo che mangia il leone, regredisce, prendendo decisioni bestiali.”  

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Un giorno Gesù ci spiegò i segreti delle stelle: Era mattino di Primavera. Dall’alto di un colle vedevamo, nella pianura lontana, sorgere il Sole là dove all’orizzonte ancora brillava una luminosa costellazione “Passano le costellazioni, disse Gesù, dopo l’ariete i Pesci. E poi verrà il segno dell’Acquario. Allora l’uomo scoprirà che i morti sono vivi e che la morte stessa non esiste”.

    E’ giunto il momento che io vi dica, miei cari amici, quando fu che Gesù mi chiamò per la prima volta TAUMA’, cioè DIDIMO (il suo gemello). Eravamo tutti a tavola. Al termine del pranzo il Maestro ci disse: “facciamo un giuoco. Ciascuno di voi cerchi di paragonarmi a qualcuno o qualcosa. Naturalmente Simon Pietro parlò per primo  “Per me Tu assomigli ad un angelo giusto” . Intervenne Matteo: “Assomigli ad un filosofo saggio”. Uno dopo l’altro, tutti dissero la loro. Alla fine, giunse il mio momento.
Gesù mi guardava. Dissi: ”Maestro mio, la bocca rimane chiusa e si rifiuta di dire a chi somigli perché Tu non puoi essere paragonato a niente e a nessuno. Gesù, allora davanti a tutti, disse:  “Io non sono più il tuo Maestro, perché hai bevuto sino alla pienezza, alla sorgente infuocata di cui Io stesso mi sono riempito. Hai capito Chi sono. Tu ora sei il pesce grande e buono e per stringere te io getto da parte tutti gli altri. Tu ora sei la più grande e la più coraggiosa delle mie pecore, hai scavalcato ogni recinto ed io ti voglio bene più che a tutte le altre. D’ora in poi ti chiamerò TAUMA’, DIDIMO, perché tu sei Me ed Io sono te.  Poi Gesù mi prese dolcemente per la mano e mi portò in una “ANACOREIA”, un luogo appartato. Era un’altana. Il Sole al tramonto colpiva la figura del mio Maestro che appariva grandiosa e luminosa. Sentii da quella polvere d’oro di luce vivente, giungere a me le sue parole:
—TAUMA’!
—Dimmi Sazzolòs”, mio dolce Maestro.
—E’ giunto il momento. Ora ti dico le tre Parole, infinitamente sacre, infinitamente buone, infinitamente vere”.
Mi guardò negli occhi. Si avvicinò al mio orecchio. Era la grandiosa Luce che parlava.
Udii e rimasi sconvolto! Mi aveva detto le tre parole che l’umanità giudica più sconvenienti di tutte le altre! Il mio pensiero si fermò. Fui preso in un vortice.
Avevo abbassato gli occhi e temevo che, quando li avessi sollevati di nuovo, mi sarebbe apparsa la visione di un diavolo sghignazzante, al posto di Gesù.
      Accadde invece un fatto straordinario. Vidi, dolce e rassicurante, il sorriso del mio Maestro. E allora le tre parole presero corpo nella mia mente.  Le vidi luminose e bellissime. Un’ansa misteriosa ed ovale sovrastava una torre terminante con una cuspide conica. I due segni viventi quello della femminilità e quello della maschilità, palpitavano e si attiravano con estrema forza. Tra loro, il terzo segno era come il battito altalenante del cuore e mi appariva con due ali: una fatta di ombra e una di luce. Non saprei descrivere meglio quel segno sconosciuto.
       Nella sua totalità io vidi dunque la CROCE ANSATA degli egizi, il simbolo della Vita.
       Il mio volto si trasformò. Ero pieno di gioia. Ciò che, nella visione divina appare grandiosamente buono e saggio, nella distorta e diabolica visione umana sembra volgare e meschino. L’uomo si è posto agli antipodi di Dio.
      Allora udii le parole di Gesù, che mi scossero fino nelle fibre più nascoste:
“Le vedi, ora, le due croci, TAUMA’, la croce vera, della MADRE, del PADRE  e del FIGLIO, e la croce falsa degli uomini?”
      “Le vedo tutte e due, Maestro mio, e purtroppo vedo Te, il Figlio inchiodato su quella falsa!
     Quando tornai tra gli amici, ognuno mi interrogava: “Cosa ti ha detto? Quali segreti ti ha rivelato? Ti ha parlato del padre?
“Risposi loro:” Mi ha detto soltanto tre parole, non una di più”.
—Possibile? Tre parole? Vuoi dire una frase formata da tre parole?
—No, tre parole staccate.
—Diccele, che cosa aspetti?
—Fossi matto. Se io vi rivelassi anche una soltanto, di quelle tre parole, afferrereste le prime pietre a portata di mano e mi lapidereste. Ma allora un fuoco eterno uscirebbe da quei sassi e vi trovereste tra le fiamme per sempre. Amici miei, le tre parole ognuno le deve scoprire da solo.
—Ma tu le hai sentite da Gesù!  

E non è la stessa cosa?

         
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Una sera, Gesù mi prese in disparte e mi disse:
—TAUMA’ ti farò delle domande, e tu che sei sapiente, rispondimi.
Quante mani devi prendere per avere una unità di mani?
—Una mano Maestro.
—E qual’ è l’unità di piedi?
—Un piede.
—E l’unità di occhi?
—Un occhio
—No, Tommaso. Ti sbagli. Una mano funziona. Un piede funziona. Ma a un occhio solo sfuggono le profondità.
—ho capito, Maestro. L’unità di occhi sono due occhi.
—E l’unità di umanità?
Stavo per rispondere”un uomo”, ma, col volto imporporato, corressi il mio pensiero. Risposi:
—E’ la coppia, Maestro.
—Ora non sei soltanto sapiente, ma sei Saggio.